Mao e la Rivoluzione Culturale Cinese in mostra a Milano

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Dal 23 novembre al 23 dicembre la Galleria Anna Maria Consadori ospita l la mostra MAO – RED… BOOM!

La Rivoluzione Culturale Cinese

Cinquant’anni fa i giovani filocinesi scandalizzavano i benpensanti sventolando il Libretto Rosso dando inizio alla Grande Rivoluzione Culturale, che scosse la Cina di Mao dal 1966 al 1969, fu in occidente il sogno di una rivoluzione globale, sulla stessa onda dell’immaginario che circondava Castro, Che Guevara e Ho Ci Minh.

La parola d’ordine di spazzare via i quattro vecchiumi (vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti) si diffuse anche in occidente fra intellettuali e attivisti della sinistra  e naturalmente nei movimenti del ‘68. Così la Cina invase per la prima l’occidente, influenzandone immediatamente l’industria culturale. Il vento orientale portava con se un’altra novità: il sogno, in piena guerra fredda, che fosse possibile rivoluzionare anche  il comunismo. Poi Mao nel 1976 morì e la Cina si avviò a diventare quella che è ora.

MAO – RED… BOOM! Arte popolare e grandi artisti contemporanei

La mostra MAO – RED… BOOM! espone e raccoglie un piccolo esercito di porcellane d’epoca nate come strumento di propaganda e diventate poi pezzi da collezione. Oggetti che offrono un panorama di vita quotidiana, con la cucitrice o il medico dai piedi scalzi, e dell’agiografia popolare, con raffigurazioni del leader, della moglie Chiang Ch’ing, processata poi con la Banda dei Quattro, di Lin Piao, il delfino di Mao e ideatore del Libretto Rosso abbattuto mentre fuggiva in URSS e di Chou En-lai, l’inossidabile ministro degli esteri. Accanto ad esse non mancano libretti rossi, vasi e altre testimonianze dell’epoca.

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MAO – RED… BOOM mostra Milano
Edoardo Perri, Scacco Mao, 2007

A far da contrappunto all’arte “popolare” cinese le opere di artisti moderni e contemporanei, a cominciare da Andy Warhol, che di Mao fece una vera e propria icona pop. C’è poi Emilio Isgrò che nel 1974 con le sue  “Storie Rosse”, diede vita a una serie di ironiche serigrafie dedicate a grandi personaggi rivoluzionari. Del ’76, anno della scomparsa del leader cinese, è invece “Omaggio a Mao Tse-Tung e alla Rivoluzione Cinese”, la cartella con opere serigrafiche realizzate da 14 artisti giovani e affermati, tra cui Pasquale D’Orlando, Giacomo Manzù, Giuseppe Motti e Remo Brindisi.

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Franco Campigotto spiazza l’osservatore con la sua opera “Ceci n’est pas un Magritte” e il giovane Edoardo Perri gioca con la figura di Mao che diventa protagonista di una grande scacchiera intitolata “Scacco Mao”. A chiudere la mostra è uno sguardo sulla Cina di oggi  vista attraverso le opere di Yan Pei-Ming, artista nato a Shanghai nel 1960 e consacrato sulla scena artistica internazionale con la Biennale di Venezia del 2003.

Leggi anche: Questioning Pictures: Stefano Graziani all’Osservatorio Prada

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