BI-FACE: ironia e riflessione nelle opere di Franco Mazzuchelli a Milano

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Dal 20 giugno al 3 agosto lo spazio espositivo Gaggenau DesignElementi HUB, ospita la mostra BI-FACE, personale di Franco Mazzucchelli, un ciclo inedito di opere mai esposto al pubblico, seconda mostra del ciclo “On Reflection” promosso da Gaggenau e Cramum all’interno del Gaggenau DesignElementi HUB. 

La mostra rappresenta una rara possibilità di conoscere questo ciclo di opere che completa, anche a livello teorico, il fortunato ciclo della Bieca Decorazione. Gli 8 Bifacciali in mostra interrogano il visitatore, con pungente ironia, sul senso stesso dell’arte oggi: “Qual è il futuro dell’arte?”“Che senso ha ‘fare’ quadri oggi?”“Quanto conta l’aspetto decorativo nell’arte oggi?”.

Franco Mazzucchelli, BI-FACE: quadri che non si appendono; sculture, dalla forma di un quadro; superfici riflettenti,dove non ci si può specchiarcisi

I Bifacciali, resi possibili dalla collaborazione dell’artista con la Tornitura Morella, sono quadri, ma non si appendono; sono sculture, ma hanno la forma di un quadro; sono composti di superfici riflettenti, ma non è possibile specchiarcisi.

Come spiega il curatore Sabino Maria Frassà, “Franco Mazzucchelli con queste opere realizza dei labirinti di forma e contenuto, capovolgendo o azzerando tutte le certezze e i punti di riferimento”

Si tratta di opere sono indiscutibilmente dei quadri, ma non si appendono, con un fronte e un retro che finiscono con il fondersi in un’unica dimensione, in un’unica ‘facciata’ che ha infinite soluzioni di osservazione. Non esistono più il fronte e il retro del quadro, e non resiste integro nemmeno il confine tra opera d’arte e ambiente esterno: ciò che è sullo sfondo, al di là dell’opera, è portato in primo piano o all’interno dell’opera grazie all’uso del Pvc trasparente. Allo stesso modo le superfici specchianti portano lo spettatore e l’ambiente circostante dentro l’opera. Infine i piani sfasati e l’alternanza tra pareti trasparenti e superfici specchianti portano lo sguardo a perdersi dentro l’opera, in quel vuoto di aria imprigionato nel pvc.

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