Il Giovane Tintoretto, Venezia celebra il suo illustre maestro

Pubblicità

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia celebrano uno dei più illustri esponenti della pittura veneta Jacopo Robusti detto il Tintoretto, uno tra gli ultimi pittori rinascimentali italiani e, grazie all’uso drammatico di luce e prospettiva, precursore del Barocco.

Le sale delle Gallerie ospitano, dal 7 settembre al 6 gennaio la mostra Il giovane Tintoretto, curata da Roberta Battaglia, Paola Marini e Vittoria Romani, che ripercorre, attraverso circa 60 opere, il primo decennio di attività del pittore veneziano.

Dal 1538, anno in cui è documentata un’attività indipendente di Jacopo Robusti a San Geremia, al 1548, data del clamoroso successo della sua prima opera di impegno pubblico, il Miracolo dello schiavo, per la Scuola Grande di San Marco, oggi vanto delle Gallerie dell’Accademia: un percorso  che ricostruisce quel periodo straordinario di stimoli e sperimentazioni grazie ai quali Tintoretto ha rinnovato profondamente la pittura lagunare, in un momento di grandi cambiamenti.

Il giovane Tintoretto; gli anni della formazione del pittore che ha rivoluzionato la pittura veneta di fine ‘500

La mostra riunisce 26 eccezionali dipinti di Tintoretto, valorizzando al contempo le opere della collezione permanente del museo, proposte entro una nuova prospettiva e affiancate a prestiti provenienti dalle più importanti istituzioni pubbliche e private del mondo.

Dal Louvre di Parigi alla National Gallery di Washington, dal Museo del Prado di Madrid agli Uffizi di Firenze, dalla Galleria Borghese di Roma al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museum of Fine Arts di Budapest alla Fabbrica del Duomo di Milano, dalla Courtauld Gallery di Londra al Wadsworth Atheneum di Hartford. Tra i capolavori del maestro di particolare rilievo sono: la Conversione di San Paolo della National Gallery of Art di Washington e l’Apollo e Marsia di Hartford, esposti ora per la prima volta in Italia, il Cristo tra i dottori della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, la Cena in Emmaus di Budapest e i soffitti provenienti da Palazzo Pisani a Venezia, ora alle Gallerie Estensi di Modena.

Seguendo un ordine cronologico articolato in quattro sezioni, il percorso racconta quel periodo tuttora fortemente dibattuto della formazione di Tintoretto, non facilmente riconducibile a una bottega o a una personalità individuata, mettendolo in relazione con il contesto artistico e culturale veneziano degli anni trenta e quaranta del Cinquecento. Chiarendo come Jacopo Robusti acquisì e trasformò i suoi modelli per sviluppare uno stile drammatico e rivoluzionario, attraverso le suggestioni ricevute da Tiziano, Pordenone, Bonifacio de’ Pitati, Paris Bordon, Francesco Salviati, Giorgio Vasari, Jacopo Sansovino, presenti in mostra con opere significative.

Leggi anche: A Roma la storia e lo splendore degli Horti Fanesiani

- Pubblicità -
PubblicitÃ