Raffaello Sanzio, vita e opere del genio urbinate

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Il 6 aprile del 1520, nel giorno del suo 37 compleanno, moriva uno dei più celebri artisti del Rinascimento italiano, Raffaello Sanzio.  Un uomo che, con il suo linguaggio artistico innovativo, in poco più di 20 anni ha lasciato un segno indelebile nella Storia dell’Arte; influenzando e lasciandosi influenzare dai suoi coevi e dando vita a una scuola che fece dell’arte “alla maniera” sua il proprio segno distintivo, il Manierismo.

 Pala Baglioni
Raffaello Sanzio, Deposizione Borghese, 1507

Raffaello Sanzio 1483 – 1520

Nato ad Urbino nel 1483, Raffaello era figlio del pittore Giovanni Santi che lo incoraggiati da piccolo a studiare le opere di Piero della Francesca, che nella città marchigiana aveva realizzato alcuni dei suoi capolavori, come la Pala Montefeltro (oggi alla Pinacoteca di Brera).

Il giovane Raffaello comincia così ad apprendere il disegno e la prospettiva e, accortosi della sua maestria, il padre lo indirizza verso la bottega del Perugino. Da questa esperienza il giovane pittore apprende due elementi che caratterizzarono la cifra stilistica per il resto della sua carriera: la grazia delle opere di Perugino e il gusto decorativo del Pinturicchio. Raffaello Lascia la bottega del Perugino a diciassette anni, con il titolo di magister che gli permette di esercitare l’attività pittorica.

Prima tappa della sua attività artistica sarà Città di Castello, dove realizza la Pala del Beato Nicola da Tolentino della quale oggi restano alcuni frammenti (sparsi tra Brescia, Napoli e Parigi) lo Stendardo della Trinità (oggi alla Pinacoteca civica di Città di Castello) e la Crocifissione Mond (alla National Gallery di Londra). Negli stessi anni realizza per la famiglia Oddi la pala con l’Incoronazione della Vergine (oggi alla Pinacoteca Vaticana a Roma) ed affianca il Pinturicchio nella realizzazione degli affreschi con le Scene della vita di Pio II presso la Libreria Piccolomini di Siena.

Raffaello Sanzio - Sposalizio della Vergine
Raffaello Sanzio, Sposalizio della Vergine, 1504

Nel 1504 Raffaello dipinge, per la Famiglia Albizzini, per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello, lo Sposalizio della Vergine (oggi alla pinacoteca di Brera) uno dei suoi massimi capolavori. La pala si ispira da un dipinto del Perugino, ma nella sua versione Raffaello supera la cifra stilistica quattrocentesca del maestro all’insegna mutando verso una rappresentazione più coinvolgente e realistica.

Nello stesso anno si sposta a Firenze, mantenendo comunque i rapporti con la corte di Urbino per la quale esegue i ritratti di Guidobaldo da Montefeltro e di Elisabetta Gonzaga e il dittico con San Michele che abbatte Satana e San Giorgio che uccide il drago.

A Firenze, tra le lezioni di Leonardo e Michelangelo

Arrivato a Firenze, entra in contatto con i due giganti della cultura fiorentina a cavallo tra ‘400 e ‘500Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti; dai quali apprende le novità pittoriche e compositive che poi rimodulerà nelle sue opere.

Da Leonardo assimila l’intensità emotiva, il rapporto psicologico  tra i soggetti e il rilievo dato allo sfondo paesaggistico, rintracciabile nelle grandi grandi tavole che rappresentano: la Madonna del Cardellino, la Madonna del prato e la cosiddetta Bella giardiniera, realizzati tra il 1505 e il 1508. Mentre l’influsso Michelangiolesco, percepibile già con i ritratti dei duchi di Urbino, si fa più inteso in altri dipinti come il Giovane con la mela, la Dama del liocorno.

A Firenze esegue inoltre numerose tavole di devozione privata:  nel 1506, la famiglia Dei gli commissionò la pala d’altare per la Chiesa di Santo Spirito: la Madonna del baldacchino e la Deposizione richiestagli da Atala Baglioni una nobile di Perugia.

Raffaello Sanzio - Pala Baglioni
Raffaello Sanzio, Madonna del Cardellino, 1506

Raffaello Sanzio - Liocorno
Raffaello Sanzio Dama col liocorno, 1505-1506

Le Stanze Vaticane e la consacrazione di Raffaello a Roma

La fama e la notorietà dell’urbinate giungono a Roma, dove Papa Giulio II Della Rovere gli affida l’incarico, in esclusiva, per la decorazione delle sue stanze private, oggi conosciute con il nome di Stanze di Raffaello.

Il ciclo di affreschi, realizzati tra il 1508 e il 1524, si snoda in una serie di ambienti di forma rettangolare, che prendono il nome dagli affreschi che vi sono situati: la Stanza dell’Incendio, la Stanza della Segnatura, la Stanza di Eliodoro, la Sala di Costantino, affrescate da Raffaello e dagli allievi della sua bottega, e la Sala dei Chiaroscuri o dei Palafrenieri, affrescata su disegni di Raffaello.

Particolarmente degni di nota, nel ciclo di affreschi vaticani, sono: la scena dell’Incendio di Borgo, dove Raffaello reinterpreta le ricerche volumetriche dei corpi che Michelangelo sta sperimentando nella volta della Cappella Sistina; e le scene della Liberazione di San Pietro dal carcere dove la luce, proviene da quattro fonti differenti (la luna, che si riflette nelle armature dei soldati; la fiaccola, con il suo riverbero fluttuante; la luce divina dell’angelo e quella della finestra sottostante), è l’assoluta  protagonista della scena.

Liberazione di San Pietro
Raffaello Sanzio, Liberazione di San Pietro, 1513-1514

Contemporaneamente Raffaello esegue numerose committenze private come il Ritratto di Fedra Inghirami, il Ritratto di Cardinale, la Madonna della torre, la Madonna Aldobrandini, la Madonna dell’alba e la Madonna della seggiola; ed è impiegato, con la sua bottega, nella decorazione della villa del banchiere  Agostino Chigi dove affresca il Trionfo di Galatea ispirato alle architetture antiche descritte in testi letterari.

Negli stessi anni, tra il 1513 e il 1516 lavora ai grandi capolavori come il Profeta Isaia nella chiesa di Sant’Agostino a Roma, la Madonna di Foligno (oggi alla Pinacoteca Vaticana), la Madonna del velo (oggi a New York) il ritratto di Giulio II (oggi al Londra), la cosiddetta Velata e le due pale d’altare: l’Estasi di Santa Cecilia a Bologna e la Madonna Sistina (oggi a Dresda)

Per il nuovo Papa Raffaello realizza i cartoni per gli arazzi destinati alla Cappella Sistina che raffigurano episodi tratti dagli atti degli apostoli e, dopo la morte di Bramante, Leone X lo nomina architetto della fabbrica di San Pietro. La sua conoscenza dell’arte classica  spinge il Papa a nominarlo anche,  conservatore delle antichità e ad affidargli l’incarico di realizzare una pianta della città di Roma antica, oggi perduta.

Raffaello Sanzio uno dei più celebri artisti del Rinascimento italiano

Negli ultimi anni, tra il 1518 fil 1520, Raffello di affida sempre di più all’aiuto della sua bottega per far fronte all’ingente numero di committenze pubbliche e private alle quali lavora. Tra i suoi ultimi capolavori spiccano il Doppio ritratto del Louvre, la Visione di Ezechiele (a Palazzo Pitti a Firenze) e la magnifica Trasfigurazione (alla Pinacoteca Vaticana a Roma) che il Vasari ricorda l’opera come “la più celebrata, la più bella e la più divina” dell’artista.

Trasfigurazione
Raffaello Sanzio, Trasfigurazione, 1518-1520

La Trasfigurazione, summa massima del percorso artistico di Raffaello, è l’ultima opera dipinta dal Sanzio e dalla sua bottega, morto nell’aprile del 1520; e si dice che proprio questa grande pala, di 2  metri e mezzo per 4, sia stata esposta sopra il capezzale dell’Urbinate dei giorni della sua veglia funebre.

Leggi anche: Rembrandt, l’autoritratto torna a Roma alla Galleria Corsini

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