Le città metafisiche di Giorgio de Chirico

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Con le ulteriori restrizioni varate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria del COVID-19, città,  paesi e  borghi italiani si vanno via via svuotando. Strade, parchi e piazze vuote richiamano così alla mente le affascinanti ed enigmatiche immagini delle città metafisiche di Giorgio de Chirico.

Il tema della città è infatti un motivo ricorrente nell’opera pittorica di de Chirico; un tema tra i più emblematici che, il pittore, non ha mai abbandonato durante tutta la sua carriera artistica.

L’assordante assenza umana nelle città metafisiche di Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico
Giorgio de Chirico, L’enigma di un giorno

Le  città di Giorgio de Chirico sono immerse nel silenzio. Piazze deserte dove edifici e monumenti fanno da contraltare all’assordante assenza umana. Gli abitanti, di questi archetipici borghi medievali, sono svaniti lasciando dietro di se solo piccole tracce del proprio passaggio.

Ma dietro quelle finestre non abita nessuno, sotto quei portici nessuno passeggia, le fabbriche sono vuote e le ciminiere sono spente, solo un treno e uno sbuffo di fumo si muovono sulla linea dell’orizzonte. L’individuo appare esclusivamente attraverso i suoi arnesi, i suoi simulacri e i suoi calchi. Talvolta però, in lontananza o in penombra, si intravedono figure minime ed immobili.

La città si trasforma, come in un ossimoro, in un rifugio urbano protetto dal frastuono della modernità,  spariscono le folle agitate e si spegne il fragore. Il pittore si ribella e stravolge il pensiero impressionista che cerca di cogliere l’istantaneità della città. Quelle metafisiche sono città senza tempo, non hanno né giorno né notte, ma vivono in un eterno tramonto.

Città monumentali e classiche che nascondono nella loro apparente armonia, un sentimento di angoscia e disperazione

Giorgio de Chirico
Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia con fontana

Nelle sue rappresentazioni di città de Chirico gioca con il contesto urbano che rappresenta, trasformandolo in un vero e proprio dispositivo formale. Portici, stazioni, ciminiere, statue, piedistalli e ombre diventano, al contempo, protagonisti dell’opera e linee che regolano la disposizione delle figure sulla superficie dell’opera stessa.

Sono luoghi contemporaneamente omogenei ed eclettici, dove de Chirico inscrive tutti gli elementi nello spazio di una piazza, estirpandoli dai quartieri in cui si svolge la vita quotidiana. Costruisce delle città che non esistono in nessun luogo, ma che nascono da singoli elementi architettonici archetipici. Non riporta mai la realtà, ma preleva dalla realtà alcuni dettagli che trasporta nella tela come fossero ritagli di un collage.

Le città metafisiche di de Chirico quindi, sono immaginarie ma nascono sulle fondamenta di quelle vere. Sono monumentali e classiche ma, al tempo stesso, nascondono nella loro apparente armonia, un sentimento di angoscia e disperazione.

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