Gioielli agli Uffizi iperviosioni
Alessandro Araldi, Ritratto di Barbara Pallavicino
   

A pochi giorni dalle tanto attese riaperture dei luoghi della cultura l’ondata digitale non si ferma e, sulla scia del successo dei progetti di ipervisioni (mostre tematiche visitabili sito ufficiale), la Galleria fiorentina inaugura Gioielli agli Uffizi: un itinerario tra i misteri delle gemme dipinte.

Un percorso che dal XV secolo arriva agli inizi del XVI, mostrando riproduzioni ad alta definizione di capolavori che vanno dall’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano al Ritratto di Richard Southwell di Hans Holbein. 26 tappe costituite da opere famosissime, veri e propri pilastri della storia dell’arte, esposte al secondo piano delle Gallerie.

Gioielli agli Uffizi iperviosioni
Domenico Ghirlandaio, Madonna in trono con il Bambino e i Santi Michele, Giusto, Zanobi e Raffaele

Gioielli agli Uffizi: un itinerario tra i misteri delle gemme dipinte

Chiudendo gli occhi e pensando agli Uffizi, chiunque abbia visitato almeno una volta il museo fiorentino non può fare a meno di vedere, riprodotte nelle proprie mente, le immagini dei dipinti e delle statue che abitano le stanze dell’edificio progetto dal Vasari.  Capolavori della storia dell’arte, ritratti di personaggi famosi e toccanti scene sacre, che indossano meravigliosi gioielli.

Metalli, pietre preziose, perle e montature degne dei migliori orafi antichi sapientemente   riprodotti in punta di pennello. Gioielli che raccontano le mode passate, rivelano il gusto di un’epoca, spesso costituiscono la memoria di oggetti perduti e, allo stesso tempo, aiutano a comprendere meglio il significato di un’opera o ad identificare un personaggio che vi è ritratto.

Riprodotti con maniacale perfezionismo o resi sommariamente con sintetica eleganza, i gioielli sono sempre ricchi di significato e diventano una chiave di lettura supplementare per decifrare l’iconografia di un quadro. Realizzati con materiali preziosi, rari e esotici, i gioielli non rispondono soltanto alla necessità di abbellire e impreziosire il corpo, ma anche all’urgenza di ‘rafforzarlo’ secondo una concezione magica che sopravvive almeno fino al XVII secolo. Grazie a testi antichi, noti come “lapidari”, è oggi possibile decifrare il linguaggio misterioso delle gemme e, interpretando le forme degli ornamenti stessi e i luoghi del corpo ove sono indossati, scoprire significati di volta in volta diversi. Così, i monili raffigurati nei dipinti non restano quasi mai meri dettagli decorativi, ma elementi parlanti di un rebus, indizi, o tracce rivelatorie della cultura dell’artista.

 

L’inedito taglio proposto permette di scoprire ambizioni e valori dei grandi protagonisti dei ritratti, noti e ignoti, di intravederne paure e desideri, ma anche di comprendere meglio le raffigurazioni sacre attraverso il linguaggio delle gemme e la forma dei gioielli restituendo agli artisti inaspettate competenze nell’oreficeria e nella gemmologia.

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