La moda è malleabile e trasformativa, capace di trasmettere dal passato al presente e al futuro. Le identità legate alla moda si evolvono e cambiano, eppure, in relazione a una donna, sono sempre diverse e sempre le stesse. Nella collezione di questa stagione, Matthieu Blazy, Direttore Artistico delle Attività Moda Chanel, celebra queste molteplici identità nel suo dialogo continuo con Gabrielle Chanel. Dagli esordi fino agli ultimi anni della sua carriera, dalla presentazione della biancheria intima in jersey all’inizio della collezione fino al suo lavoro del dopoguerra sul tailleur, qui indossato come una seconda pelle a contatto con la pelle nuda, leggero come un profumo. In questo caso, il percorso stilistico di Chanel si rivela stratificato e circolare, con l’inizio che influenza la fine. Nella collezione, la giovane Gabrielle si trasforma nelle diverse donne Chanel che diventerà.
Ognuna di esse racchiude l’altra, una storia stratificata di sé stesse all’interno di una storia stratificata degli abiti che ha indossato. Questo è il suo personale percorso nella moda: dalle rigide costrizioni della corsetteria e della sartoria edoardiana che un tempo accettava e contro cui si ribellava, alle sue idee rivoluzionarie e riconfigurate di tailleur, indossati con leggerezza e disinvoltura. Le identità vengono sperimentate, arricchite, ampliate, manipolate o, a volte, abbandonate e contrastate. Lasciano dietro di sé tracce delle loro precedenti incarnazioni: linee di stecche d’ombra, il velo di un peplo, la balza di un colletto, la curva di un corpetto, che diventano i resti spettrali di vite passate nel mondo della moda. Dalla costruzione alla decostruzione, ritorna la sua rivelatrice esplorazione della sartoria maschile: abiti formali da uomo, sia da giorno che da sera, vengono tagliati a vivo come gilet, indossati con pantaloni o riconfigurati in tailleur con gonna a tubino. Il mondo maschile irrompe in quello femminile con abiti da sera in stile anni Trenta, impreziositi da paillettes e tagliati in sbieco, oppure lavorati a maglia e ricamati con perline, così leggeri da poter essere indossati con la stessa facilità di una t-shirt.
I paradossi della femminilità sono al centro di ogni creazione. Simboleggiata dall’uccello, in particolare dal rondone e dalla rondine, la libertà prende il volo attraverso gli abiti, a volte manifestandosi nella sua incarnazione aviaria in bottoni, gioielli e ricami. Ma è nell’incomparabile sviluppo dei tessuti, sia tessuti che lavorati a maglia, che brilla la suprema maestria dell’atelier, veicolando un’idea di libertà attraverso il movimento e la leggerezza. Qui, la filosofia Chanel diventa non solo un motivo, ma un vero e proprio stile di vita, qualcosa che si trova al centro della maison. Come per la libertà stessa, non si tratta solo di vedere, ma di sentire. Il capitolo finale della collezione chiude il cerchio, dalla seconda pelle della biancheria intima agli albori della sua storia fino all’ultima incarnazione del tailleur nel nuovo “tweed smocked”. Un’innovazione sorprendente, quest’ultimo riprende il primo in termini di leggerezza, malleabilità e mobilità grazie all’elasticità, diventando un capo performante possibile solo oggi.
Eppure, continua la tradizione degli obiettivi ultimi di Gabrielle Chanel attraverso l’abbigliamento: movimento, autoespressione, libertà. A partire da Dyanira Hurbuscher, che tiene in mano la borsa 2.55 appartenuta a Gabrielle Chanel e proveniente dagli archivi Patrimoine, la collezione ritorna a questo modello alla fine della sfilata, indossato dalla stessa modella; gli accessori riflettono la stessa molteplicità di significati e identità. Epoche e periodi si fondono, in particolare nella gamma di borse a patta, sia classiche che moderne. Dall’eleganza marocchina di un nuovo classico, con la sua chiusura a catena da orologio, passando per le borse a nuvola e i segni del tempo che vi trascorrono, fino ad arrivare alla minaudière a gabbia, con gli uccellini fuggiti, simbolo e significante, al contempo giocoso e profondo.
«Nel corso della loro vita, le donne diventano molteplici identità, diverse facce della stessa medaglia. È come un gioco del cadavere squisito, dove un’identità conduce a un’altra. Si tratta delle donne dentro una donna. E qui, si tratta di una donna, Gabrielle, che poi è diventata Chanel.» Matthieu Blazy – Direttore Artistico delle Attività Moda Chanel. “Questa non è una collezione storica; è una collezione che racconta le molteplici storie di Gabrielle Chanel. In definitiva, Chanel ha spiccato il volo, e ogni passo che ha compiuto l’ha condotta alla libertà, come un uccello.” Matthieu Blazy.