I ritratti inediti di Agron Hoti alla Biblioteca del Daverio a Milano

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La Biblioteca del Daverio ospita dal 16 al 28 marzo la mostra personale di Agron Hoti dal titolo Mani mani mani. Agron Hoti. Ritratti milanesi presentata durante l’inaugurazione di giovedì 15 marzo da Philippe Daverio, a cura e con allestimento di Sebastiano Daverio.

Ritratti di personaggi noti che sono entrati in contato con l città di Milano

Una selezione di lavori inediti, realizzati nel 2017, dittici che si compongono di un ritratto e di un pannello di matrice astratta. Si tratta di ritratti personaggi noti, appartenenti al mondo dell’arte, della scienza, della storia, che hanno avuto nel corso della loro vita punti di contatto con la città di Milano.

La loro rappresentazione, un’immagine in bianco e nero, è arricchita dalla colorazione di una mano e da una banda laterale, che diviene il tono dominante dell’opera in sé, in quanto ritorna anche nella parte superiore dove sono presenti schizzi dello stesso colore uniti al nero.

Agron Hoti nel suo persorso artistico si è spesso dedicato infatti alla realizzazione di opere astratte, di grandi dimensioni, nelle quali la potenza dell’opera è trasmessa attraverso la componente cromatica.

Mani mani mani. Agron Hoti. Ritratti milanesi

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Oltre ad essere un omaggio ai soggetti rappresentati, la colorazione della mano è metafora del fondamentale apporto che ognuno di loro ha dato alla società, sostiene Agron Hoti “con la loro mano hanno compiuto gesti meravigliosi, hanno dato un contributo positivo alla loro contemporaneitàIl segno astratto è simbolo di libertà, di una nuova vita che viene data a queste personalità, un contributo a tenerle vive nella memoria e nel futuro”.

È il gesto istintivo che conduce l’artista nell’associazione del colore all’individuo, così Lucio Fontana è accostato al rosso, Giorgio Gaber al giallo, Piero Manzoni al verde, Eugenio Montale all’ocra, Tomas Milian all’arancione e Giorgio Strehler al blu.

I  lavori esposti sono anche rappresentazione di una dimensione interna, che ha punti di contatto con la psicoanalisi in quanto vengono rappresentati personaggi cui la collettività associa inconsiamente delle idee e come afferma Philippe Daverio: “Nasce così un teatrino dell’anima dove appaiono le immagini d’una memoria che è collettiva e che plasma l’identità contemporanea. Il XXI secolo sta preparando le icone per i posteri”.

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