Claudio Verna: 50 anni di ricerca sul colore in mostra a Milano

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La Cardi Gallery Milano ospita, dal 17 settembre al 20 dicembre, una mostra dedicata al pittore Claudio Verna.

Abruzzese, classe 1937, Claudio Verna è uno dei protagonisti della pittura italiana degli anni ‘70. Figura di riferimento della “Pittura analitica” o “Pittura-Pittura”, l’artista faceva parte di un piccolo gruppo di artisti che verso la fine degli anni ‘60 sentirono l’esigenza di tornare a dipingere, in un momento in cui molti consideravano la pittura una forma d’arte senza futuro.

Questi artisti esploravano e analizzavano la pittura concentrandosi sui suoi elementi fondanti, lo spazio, la forma e il colore, e si possono considerare la risposta italiana al Minimalismo americano. Dall’Hard-edge al Colour Field, s’intravedono nelle opere di Verna molti paralleli con la pittura nordamericana degli anni ‘60, in particolare con figure quali Frank Stella, Barnett Newman e Kenneth Noland.

Claudio Verna: 11 dipinti tra il 1967 e il 2016

La mostra è la prima personale dell’artista nello spazio milanese  e segue un’ampia retrospettiva che si è tenuta nella sede di Londra all’inizio di quest’anno. 11 dipinti, in gran parte di grandi dimensioni e che vanno dal 1967 al 2016, con cui questa mostra mira a illustrare l’uso del bianco nell’opera di Claudio Verna.

L’artista, spesso definito “maestro del colore”, ha fatto della  ricerca sul colore il centro della sua intera carriera di oltre 50 anni. Per Verna, anche il bianco non è mai un pigmento neutro o un simbolo di spazio vuoto, ma è il colore che raccoglie in sé tutte le altre tonalità, come la luce bianca è composta dall’intero spettro dei colori visibili all’occhio umano, prodotti dalle diverse lunghezze d’onda delle radiazioni luminose.

“I dipinti ‘monocromi’ di Verna non sono mai effettivamente tali; presentano sempre una complessa tessitura di colori giustapposti, sovrapposti, intrecciati. Nei ‘quadri bianchi’ le tonalità emergono nel tempo, sia per le proprietà chimiche della vernice acrilica, con la quale Verna ha sperimentato fin dagli inizi, sia perché le superfici diafane lasciano trasparire il loro fondo cangiante in base alla luce e all’angolo di osservazione, con risultati spesso sorprendenti anche per l’artista stesso” Scrive il curatore della mostra Piero Tomassoni.

Leggi anche: Astrazione e figurazione: la personale di Silvia Bächli a Milano

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